Macroregione Meridionale, si parte per il Referendum

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Presentato stamane alla stampa, presso la Sala Multimediale del Consiglio della Regione Campania, l’iter che porterà al Referendum per realizzare, partendo appunto dalla Campania, la Macroregione Meridionale. In apertura l’intervento dell’ex governatore Stefano Caldoro, promotore dell’iniziativa e attualmente capogruppo dell’opposizione (Forza Italia), che ha definito un guanto di sfida politica al Nord, tanto le firme raccolte dai campani, quanto l’iniziativa di otto consiglieri regionali, grazie al cui supporto si potrà indire il referendum sull’autonomia. Un’azione finalizzata a chiedere l’avvio di un processo che sia equo nei diritti e per lanciare la sfida della macroregione del Sud, di un Sud più forte ed unito che pretenda – senza sudditanze – una parità di condizioni su asili nido, sanità, trasporto pubblico locale, formazione e nelle risorse per le infrastrutture.

Caldoro ha anche sottolineato come l’autonomia delle Regioni settentrionali, da quanto si legge tra le righe delle dichiarazioni del Ministro per le Autonomie Francesco Boccia, verrà rimessa in discussione, subendo allungamenti verosimilmente calcolabili in due o tre anni.
Sgombrato anche il campo dalle speculazioni elettorali: il Referendum, per legge, non potrà essere messo in campo prima di sei mesi dalle prossime elezioni regionali, dunque, smentiti stamane anche i soloni meridionali sempre (male)informati delle “manovre politiche” delle quali sono sempre (e solo) loro al corrente.

Ma ricordiamo i quesiti che verranno sottoposti all’approvazione per poi diventare Referendum.
Il primo “Volete voi che la Regione Campania intraprenda tutte le iniziative istituzionali necessarie per ottenere dallo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, comma terzo, della Costituzione, in tutte le materie indicate dalla predetta disposizione?“;

il secondo “Volete voi che, sulla base dei principi di sussidiarietà ed adeguatezza, le condizioni di autonomia della Regione Campania, siano rimodulate attraverso un più incisivo esercizio dei poteri sostitutivi statali, al fine di garantire e tutelare la piena uguaglianza tra cittadini campani e cittadini residenti in altre Regioni, anche nell’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali e dei livelli essenziali di assistenza, sia di raggiungere  la definitiva perequazione infrastrutturale tra territorio regionale e quello nazionale?”;

il terzo “Volete voi che la Regione Campania stipuli con le altre Regioni dell’Italia meridionale continentale tutte le intese necessarie, ai sensi dell’articolo 117, ottavo comma, della Costituzione, per l’esercizio unitario, anche attraverso l’istituzione di organi comuni, delle funzioni di propria competenza?“.

Alla conferenza hanno partecipato i rappresentanti del comitato promotore, dal Presidente Alessandro Sansoni, a Sergio Angrisano, Gino Giammarino, Nando Dicé, Sabino Morano, Leonarda La Sala, Mimmo Della Corte, Pasquale Riccio e Gennaro Salvatore.

“Questo Referendum cambia la prospettiva del Sud – ha dichiarato il Presidente Sansoni – ribaltando l’eterna sudditanza nei confronti del Nord, grazie ad una rinnovata e forte posizione che fa del dibattito sull’autonomia un proprio cavallo di battaglia. Una rappresentazione che non è certamente quella del regionalismo differenziato, ma soprattutto combatte con volontà forte cortigiani e conservatori dello status quo a fini del sistema”.

Alla fine dell’incontro, il nostro direttore Gino Giammarino ha lanciato un appello alla mobilitazione generale, travalicando le piccinerie ed i personalismi della sfera meridionalista.
“Il nostro Sud – ha ammonito l’editore – sta correndo un serio pericolo: quello di restare in salotto a disquisire su fatti e aneddoti che ricostruiscono la vera storia, senza mai dare risposte in atti politici concreti come questo Referendum. Un paradosso per effetto del quale, proprio quei meridionalisti “spacca capelli storici” finiscono per sortire l’effetto di immobilizzare i meridionali.
Ma a che serve
– ha concluso Giammarino – preparare ed informare la classe dirigente meridionale di domani, se non gli si forniscono le armi per ribaltare l’azione della macchina istituzionale, lasciandola nelle mani di ascari meridionali e servi delle logiche nordiste?!”

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