UNIMPRESA -LAVORO: PEPE (UNIMPRESA), SALARIO MINIMO NON BASTA

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«Si discute del salario minimo, come se fosse un argomento centrale per la dignità del lavoro, diventato, di colpo, prioritario nelle agende e nei proclami di tutti i partiti politici. Il tema del salario minimo non può essere affrontato come un problema a sé stante, perché rischia di sviare l’attenzione del legislatore, diventando, di per sé, fuorviante e anacronistico. Non si tratta, quindi, di decidere, se, per legge, debba essere fissato a 9 euro, lordi o netti, oppure se vada collegato alla rappresentanza e rappresentatività di chi firma i contratti collettivi. Prima o contestualmente al salario minimo, vanno risolti problema strutturali, che costituiscono i fondamenti di una legislazione sociale organica, in grado di rendere effettivo il diritto al lavoro». È quanto osserva il responsabile delle relazioni industriali di Unimpresa, Marco Pepe, in un documento pubblicato sul sito dell’associazione. 

«Tali fondamenti sono riassumibili in breve: riorganizzare il collocamento al lavoro, il fisco e il costo del lavoro; potenziare l’appetibilità del territorio italiano per consentire alle imprese estere di scegliere il nostro paese per i loro investimenti; rendere universale il ricorso alla cassa integrazione; sviluppare nuove politiche di formazione permanente che deve essere semplice e immediatamente applicabile, ricostruendo un nuovo rapporto scuola-lavoro e creando attrazione per gli istituti tecnico-professionali; mettere mano allo statuto dei nuovi lavori coprendo quella fascia di lavoratori oggi malamente regolamentata (4 milioni di lavoratori su cui si basa parte della politica attuale per giustificare il salario minimo per legge) e, infine, varare lo statuto dei nuovi lavori, come integrazione e aggiornamento dello statuto dei lavoratori (Legge 300/70). Discutere di salario minimo, senza queste preliminari riforme, non ha senso e può diventare un alibi, oltre ad essere devastante per le piccole e medie imprese» dice ancora Pepe.

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